domenica 24 febbraio 2013

PERCHè LE MANI AMMOLLO RAGGRINZISCONO?

Il fenomeno è un adattamento evolutivo, che serve a migliorare la presa quando si sta in acqua. Lo ha definitivamente confermato una recente ricerca (gennaio 2013) dell'Università di Newcastle pubblicata su Royal Society journal Biology Letters.
I ricercatori hanno fatto svolgere un esperimento a un gruppo di volontari: raccogliere una serie di oggetti in marmo immersi nell'acqua e farli passare per piccole fessure. I volontari con le dita avvizzite sono riuscite a svolgere il loro compito molto più velocemente degli altri.

Non si scivola

Come ha mostrato uno studio precedente pubblicato su Brain, Behaviour and Evolution, le pieghe non sono comunicanti fra loro. Per questo, quando il dito preme su una superficie dura (per esempio, se si cerca di afferrare un oggetto) l’acqua scivola via creando una maggiore superficie di contatto, il che agevola la presa. In altre parole le rughe agiscono come il battistrada negli pneumatici.

Questione di nervi
L’avvizzimento delle mani in acqua è un fenomeno sempre reversibile, controllato dal sistema nervoso. Ne è la prova il fatto che, se i nervi dell’ultima parte della dita sono lesionati, le dita a mollo non raggrinziscono. Ma concretamente da quale fenomeno è causato?

Dita gonfie
La pelle si raggrinzisce quando facciamo il bagno perché si gonfia d’acqua. Lo strato corneo, la parte più superficiale della pelle, è costituito da cheratina, una proteina che per sua natura si lega all'acqua e alle sostanze grasse. Quando immergiamo le mani a lungo, la cheratina assorbe acqua e si gonfia, cosa che non accade invece negli strati sottostanti della pelle. Il risultato è che lo strato corneo diventa più ampio rispetto alla superficie sottostante, e di conseguenza forma delle pieghe. Il fenomeno è chiaramente visibile sulle mani e sui piedi perché in questi punti la cheratina è più abbondante che in altre parti del corpo. Anche i capelli e le unghie sono ricchi di cheratina, ma hanno una struttura differente. Tuttavia anche in queste parti del corpo l’acqua si lega alla proteina: le unghie diventano più morbide e i capelli più ricci.

PERCHè I PIEDI PUZZANO?

La colpa della puzza dei piedi è dei batteri del genere Brevibacterium: si nutrono delle cellule morte della pelle, del grasso e dello sporco che si formano tra le dita dei piedi, producendo metantiolo, principale responsabile dei piedi maleodoranti. Un ricercatore ha anche scoperto che i batteri di questa famiglia fanno maturare anche un tipo di formaggio olandese (il limburger). E l'odore che ne scaturisce è molto simile.
A contribuire alla puzza (dei piedi) sono però anche i Propionibacteria, che producono acido propionico (dall’odore simile all’aceto) e Staphylococcus epidermidis, che emana acido isovalerico.
Si stima che nei piedi alberghino circa 10 milioni di batteri per centimetro quadrato. Il punto è che tutto il nostro corpo è “abitato” da oltre 10.000 miliardi di batteri. Alcuni sono essenziali per la salute, altri sono nocivi, e molti producono sostanze puzzolenti.  Per esempio, il cattivo odore del sudore è causato da batteri della pelle, e in particolare da quelli del genere Corynebacterium, che si nutrono di lipidi e producono il puzzolentissimo acido butirrico. Un eccesso di questi microrganismi può causare anche infezioni cutanee. Fortunatamente i deodoranti contengono sostanze che li uccidono o impediscono la loro crescita.

venerdì 22 febbraio 2013

PARTO CESAREO




Cicatrici del parto cesareoCasi in cui è consigliato il parto cesareo.

DIMMI CHE CERVELLO HAI E TI DIRò CHI VOTI

A pochi giorni dalle elezioni la domanda sorge spontanea: ma per chi voteranno i nostri vicini di casa o i colleghi d’ufficio?

Per saperlo basterebbe dare uno sguardo... dentro loro testa: secondo un recente studio pubblicato su PLOS ONE infatti, le preferenze politiche si tradurrebbero in strutture cerebrali differenti tra individui di orientamento progressista e soggetti più conservatori.

Cervelli di destra e di sinistra. Secondo Darren Schreiber, ricercatore in neuroscienze all’Università di Exeter (Regno Unito) e responsabile dello studio, l’analisi avrebbe successo nel 71,6% dei casi. Lo studio è stato condotto su 82 cittadini americani iscritti nelle liste pubbliche di partiti politici e ha analizzato la loro propensione al rischio.
Schreiber e i suoi colleghi hanno sottoposto i volontari a semplici giochi il cui scopo era quello di prendere decisioni in cambio di un compenso e hanno monitorato la loro attività neurologica mediante risonanza magnetica funzionale. I risultati dell’esperimento non hanno rilevato sostanziali differenze nella capacità di assumere e gestire il rischio, ma hanno evidenziato processi cerebrali molto diversi tra repubblicani e democratici durante la fase decisionale.

Biologia politica. In passato altri studi avevano già dimostrato l’esistenza di differenze neurologiche legate alle preferenze politiche: i democratici per esempio avevano mostrato una maggior attività cerebrale nelle aree del cervello connesse al mondo delle relazioni e delle amicizie, mentre i repubblicani erano risultati più sensibili nelle aree degli affetti, delle relazioni forti e della famiglia.
In altre ricerche erano invece state notate differenze nella struttura dell’amigdala - la zona dove si elaborano le paure – tra liberali e conservatori. E ogni variazione nell’architettura del cervello si traduce in comportamenti e modi di pensare differenti.
Ma sono le preferenze politiche a modifcare la forma del cervello o è la sua conformazione a definire gli orientamenti di ciascuno dentro la cabina elettorale? I ricercatori sono divisi: nel 2008 John Alford, della Rice University di Huston aveva evidenziato i fondamenti biologici delle preferenze politiche.

Taxisti cervelloni. La politica non è comunque l’unica attività umana a influire sullo sviluppo neurologico: già 10 anni fa una ricerca su taxisti londinesi aveva mostrato un ingrossamento del loro ippocampo – la zona utilizzata per la navigazione e l’orientamento spaziale – che risultava essere molto più sviluppato rispetto alla media.
Il fatto che le preferenze politiche siano in qualche modo scritte nel cervello non significa comunque che siano immutabili: “le nostre strutture neurologiche “ spiega Schreiber, “sono infatti molto dinamiche”.

giovedì 21 febbraio 2013

UN FARMACO PER COMBATTERE LE PENE D'AMORE


Un farmaco per curare il mal d’amore, per tenere a bada le farfalle nello stomaco. Roba da cinici? No, da farmacisti. E’ di sicuro curioso che una ragazza di 24 anni si presenti all’esame di laurea con una tesi dal titolo «L’innamoramento, una patologia che si può curare». Gaia Vitali lo ha fatto e si è laureata così con 102 alla facoltà di Farmacia di Perugia.
Amorex «In verità un farmaco esiste già e si chiama Amorex – spiega la neo dottoressa – è austriaco e si basa sull’estratto della Griffonia simplicifolia». Secondo quanto riporta il foglietto illustrativo «agisce sulle alterazioni biologiche sottese al romantic stress aumentando i livelli di serotonina e BDNF». Agendo sulla serotonina (l’ormone su cui opera ad esempio il Prozac), di fatto collega le pene d’amore alla depressione.
L’ormone dell’amore Ma la studentessa perugina ha un approccio diverso, nella sua tesi. «Quella di cui mi sono occupata io – dice – è la sofferenza che si prova nella primissima fase, quella dell’innamoramento, quando non si sa se si verrà corrisposti e si hanno mille dubbi e incertezze. L’ormone che viene identificato in questa fase come protagonista è la dopamina, quello per capirci che è superiore al normale negli schizofrenici». L’idea, dunque, è che siccome è la stessa sostanza in eccesso quando ci si arrovella tra i dubbi amorosi e quando si hanno disturbi della personalità tipici nella schizofrenia, si possano usare gli stessi farmaci per avere un sollievo.
Amore e schizofrenia «L’amore è schizofrenia? In un certo senso, quello ormonale, sì – afferma Gaia – certo che questa è una tematica piuttosto nuova nelle neuroscienze e non si hanno, al momento, evidenze scientifiche sull’efficacia dei farmaci sugli innamorati». Nella tesi, Gaia cita studi recenti sull’attivazione delle aree cerebrali monitorate, ad esempio, mentre due persone si baciano. Ma da qui a testare farmaci isolando le sofferenze d’amore da altri tipi di malesseri psicofisici il discorso è lungo. «E anche complesso – sottolinea lei – gli ormoni coinvolti nelle varie fasi dell’amore sono tanti».
Amore amaro Ma perché si dovrebbe curare il malessere forse più dolce per un essere umano? «Questo non è sempre vero – rimarca Gaia – non tutti vivono allo stesso modo il dolore magari di un amore impossibile, che può anche spingere verso la depressione. Io, innanzi tutto, non volevo fare una tesi banale e poi è un argomento che mi piacerebbe approfondire anche dopo la laurea, in una scuola di specializzazione».
Ad avere la pillolina… Viene da chiedersi se all’origine della tesi ci sia una delusione bruciante come quella che struggeva i poeti stilnovisti. «In effetti no, sono felicemente fidanzata – replica Gaia -. In passato, sì, come tutti, mi sono innamorata delle persone sbagliate e, in certi momenti, ad avercela avuta un pillola…».

domenica 17 febbraio 2013

ELEZIONI POLITICHE: I PROGRAMMI SANITà DEI PARTITI

Tutti (tranne Monti) contro la spending review targata Enrico Bondi. Tutti (sotto elezioni) contro l'invasione dei partiti nelle asl e negli ospedali. Tutti che battono la grancassa della ricerca e della meritocrazia, riconoscono il ruolo dell'industria della salute e promettono una parte centrale all'esercito di oltre 1,5 milioni di italiani (ed elettori) che lavorano nel settore. Molti fautori di un ruolo forte del ministero, Monti che vuole un cambio di rotta sul federalismo sanitario, la Lega che invece lo recita come un mantra. Ma non tutti in sintonia sul futuro welfare: chi strizza l'occhio all'arretramento dello Stato, chi rivendica l'universalità ma cambiando parecchio, chi agita la carta dei fondi integrativi e chi la rinnega, chi dice basta all'aziendalizzazione che sta per compiere 18 anni. Giusto l'eta per votare.

Partiti in ordine sparso ma con tante promesse sulla sanità verso le elezioni. A conferma che il sistema-salute, con oltre 110 miliardi di spesa pubblica l'anno (e 30 di spesa privata) e una filiera che vale l'11,2% del pil, è insieme un ingombro e un fortino di potere eccezionale.

A dominare il dibattito è l'allarme lanciato da Monti fin da novembre: il rischio di sostenibilità per il Ssn senza interventi non semplicemente di lifting. Allarme che il Pd ha restituito al mittente, rilanciando la palla nella metà campo ormai avversaria: «Come diceva un rapporto canadese degli anni Novanta, la sostenibilità è quella che uno Stato (e un Governo) decide di darsi». Ovvero, quanto ci si vuole scommettere e investire. Che welfare sanitario, insomma, darci per l'oggi e costruire per il domani.
Intanto i partiti già con le candidature hanno dato precisi segnali. Ecco così nel Pd i presidenti dell'Ordine dei medici e del collegio degli infermieri. Nel Pdl invece i vertici dell'Ordine dei farmacisti. Sirene per le categorie, indicazioni di marcia. Non sono un caso le parole di Angelino Alfano: «Se vince il Pd vi asfalta», ha detto ai farmacisti riferendosi alle note voglie bersaniane di liberalizzazioni. Così Stefano Fassina, responsabile economico Pd, ha replicato: «Non asfaltiamo nessuno, vogliamo il dialogo». Come ha fatto anche l'ormai montaniano ministro Renato Balduzzi.

Intanto parlano i programmi. Con tutte le tare pre-voto. Il Pd s'è gettato per primo nella mischia con lo slogan: basta tagli, largo agli investimenti. E sui nuovi ticket frena: o si eliminano o, se il fisco funziona, pensare di legarli ai redditi. Altolà all'attuale spending, ma azzerando sprechi e inefficienze con un'organizzazione riveduta e corretta: cure sul territorio da rifare (e da finanziare) poi ospedali da mettere in linea. Stop al federalismo spacca Italia, via a un ministero più forte. Dare all'industria, a partire da quella farmaceutica, una programmazione almeno triennale. Poi un ruolo forte agli operatori, la prevenzione, la tutela assicurativa dei medici.

Decisamente più scarno il programma del Pdl. Che rilancerà la legge sul biotestamento, la sussidiarietà, la riforma della legge Basaglia, un ruolo pubblico-privato nel segno della par condicio. E dei «prezzi di riferimento». Mentre la Lega, socia di centro-destra, ha un solo vero obiettivo: avanti a colpi di federalismo e di costi standard. Ma sembra isolata nel suo alzar la voce. Le macro Regioni, il super Nord come stelle lucenti.

I partiti della «Lista civica» per Monti presenteranno domani il programma nel segno del «diritto alla salute». Ma qualcosa trapela: salvare l'universalità con forti dosi di efficienza, rafforzando il ruolo del ministero facendo tornare allo Stato la (quasi) piena competenza sulla salute. Anche cambiando le regole per spartire le risorse, liberando il Ssn dall'invadenza dei partiti, garantendo la trasparenza on line anche per conoscere la qualità delle prestazioni di ogni ospedale. Valorizzando merito ed eccellenze. E l'industria, volano «di ricchezza e di occupazione». Insomma: salvare il soldato Ssn, ma rivestendolo da cima a fondo.

Poi ci sono gli altri outsider. M5S di Beppe Grillo rilancia su equità e universalità, chiede ticket tarati sui redditi e di cambiare la devolution. Ma anche di reintrodurre i Cda nelle asl ed impedire l'attività privata dei medici, incentivando il merito anche con tetti massimi nell'attività privata. «Fermare il declino», per parte sua, rilancia la lotta agli sprechi e alle clientele e propone una competizione ad armi pari col privato. Esattamente il contrario di «Rivoluzione civile» che fa del servizio pubblico la stella polare (dunque facendo regredire il privato) e mette gli obiettivi di salute prima di quelli economici.

Di tutto, di più. Prima del voto. Dopo il voto, si vedrà. Anche se serviranno altre manovre, e a chi toccherà pagare.

Le proposte dei partiti sulla salute

PD-SEL-PSI
Stop a tagli e definanziamento del Ssn: nel settore, anzi, si deve investire di più. Ma aggredendo sacche di spreco, inefficienze clientelari e cambiando la governance. Per i nuovi ticket (2 miliardi in più dal 2014) puntare a soluzioni alternative, anche su ticket tarati sui redditi familiari se il Fisco funziona. Altolà ai tagli lineari (spending) e per i fondi integrativi interventi limitati alla regolazione normativa e fiscale. Il ruolo del ministero va rafforzato senza più subalternità verso l'Economia e derive federaliste. Riconoscere il ruolo trainante dell'industria, a partire dal farmaceutico, con una programmazione di 3-5 anni. E ancora: partiti fuori dalle nomine, puntare sulla prevenzione, riqualificare le cure sul territorio e rivedere il ruolo degli ospedali, tutela assicurativa per i medici, ruolo cruciale degli operatori.

PDL-LEGA
Il programma del Pdl è estremamente scarno. Nel Welfare in generale, si dice di voler puntare sulla sussidiarietà, con un accenno chissà se valido anche per la sanità al «buono-dote e credito d'imposta per la libera scelta nei servizi del Welfare». Cambiare la legge Basaglia del 1978 sulla salute mentale, altro slogan, possibile richiesta di cambiare la spending review e di tutelare i medici dai rischi clinici. Fare la legge sul biotestamento. Rapporto pubblico-privato da riequiibrare, nel segno della par condicio. Sul federalismo le anime Nord-Sud sicuramente non hanno trovato una sintesi: piacciono i prezzi di riferimento, chissà fino a che punto.
Il Carroccio invece va a tutto federalismo e dei costi standard fa la sua bandiera pressoché esclusiva: «È il presupposto fondamentale – afferma – per garantire il diritto alla salute».

SCELTA CIVICA
Assicurare l'universalità delle cure ma con un forte recupero di efficienza del sistema. Dunque, rinnovare in profondità definendo precisione le prestazioni da garantire nello stesso modo a ogni latitudine. Ticket sostituiti con una franchigia legata al reddito Isee. Rafforzare il ministero e il suo ruolo di indirizzo e di controllo e affidare allo Stato la competenza sulla salute. Cure h24 modello Balduzzi e taglio dei posti letto negli ospedali. Nuove regole di riparto, stop all'invadenza dei partiti. Garanzie ai medici sul rischio clinico. Regole chiare nel rapporto pubblico-privato, definendo le prestazioni dei Fondi integrativi. Ruolo attivo e partecipe dei cittadini, garantendo visibilità e conoscenza (on line) delle prestazioni e della loro qualità nelle strutture. Valorizzare eccellenze e i meriti, riconoscere il volano dell'industria della salute come creatrice di ricchezza e di occupazione.

MOVIMENTO 5 STELLE
Garantire a tutti l'equità e l'accesso alle prestazioni essenziali, anche con ticket proporzionali ai redditi. Monitorare e correggere la devolution. Promuovere i farmaci fuori brevetto e prescrivere solo per principio attivo, niente incentivi economici agli informatori scientifici. Non consentire ai medici pubblici di operare nel privato, incentivandone la permanenza nel Ssn, premiando il merito anche con tetti massimi nell'attività privata. Trasparenza e snellimento burocratico: liste d'attesa, centri di prenotazione e convenzioni coi privati on line. Reintrodurre i Cda nelle Asl e negli ospedali per limitare il potere dei direttori generali. Possibilità di donare l'8 per mille alla ricerca medico-scientifica e finanziare la ricerca indipendente attingendo ai fondi per quella militare. Investire sui consultori familiari e sulla sicurezza.

RIVOLUZIONE CIVILE
La parola d'ordine è secca: «Rafforzare il sistema sanitario pubblico e universale». Con un'attenzione particolare che dev'essere rivolta alla non autosufficienza. Lo stesso leader di Rivoluzione civile, Antonio Ingroia, ha poi aggiunto che la gratuità dei farmaci va estesa ad alcuni farmaci di fascia C senza prodotti analoghi in fascia A, soprattutto per i pensionati e per i bassi redditi. No ai tagli lineari indiscriminati contro i cittadini e le eccellenze. Eliminare tutte le misure che hanno favorito la sanità privata. Investire nella prevenzione, restituire un ruolo attivo ai Comuni, rivedere la rete ospedaliera con meno tagli dei posti letto ma creando cure e servizi territoriali. Stop all'aziendalizzazione e alla prevalenza degli obiettivi economici su quelli di salute, impedire il doppio lavoro nel pubblico e nel privato, nuove nomine per i manager svincolandoli dal potere politico.

FARE PER FERMARE IL DECLINO
Eliminare le sacche di spreco e definire chiaramente i contorni e il ruolo del servizio pubblico. «Sistema pubblico non vuol dire "non privato"», ha detto lo stesso leader di «Fermare il declino», Oscar Giannino. In questa direzione, dunque, saranno necessarie iniezioni di concorrenza a vasto raggio tra il sistema pubblico e il privato. Sulla falsariga del modello, secondo FiD, seguito negli ultimi anni dalla Germania dove l'aumento della componente privata rispetto a quella pubblica avrebbe consentito di contenere meglio i costi generali. Tra gli sprechi, massima attenzione a quelli legati all'acquisto di forniture da parte di Asl e ospedali, cresciuti a livello esponenziale. Rilancio e massima attenzione al ruolo delle industrie di settore. A cominciare da quella farmaceutica, colpita in quattro anni da tagli per 11 miliardi che avrebbe potuto reinvestire in ricerca e innovazione.

MEDICINA A NUMERO APERTO!!!!

Annullati i test di ingresso a medicina. A partire dall'anno accademico 2013/2014 le facoltà di Medicina saranno tutte a numero aperto.
Questo sarebbe il sogno di numerosi studenti che aspirano a diventare medici, ma la realtà è sempre la stessa. Anzi, quest'anno i test saranno anticipati a luglio, a discapito di tutti gli studenti che solitamente si impegnano nel periodo estivo nello studio in vista del concorso, e che invece sono impegnati nel sostenere gli esami di maturità o quelli universitari.
Ecco come il governo italiano spezza le speranze dei giovani.